È POSSIBILE DISEREDARE UN LEGITTIMARIO?

Avv. Gianfranco Gesino

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E’ un mercoledì pomeriggio, di fronte a me sono sedute due sorelle; con un sentimento misto di rabbia e profonda tristezza mi raccontano la loro storia, mostrandomi un verbale di pubblicazione di testamento olografo e degli atti notarili di 20/30 anni prima, coi quali il padre – da pochi mesi deceduto – si era progressivamente spogliato di tutti i beni in favore della seconda moglie.

Al dolore per essere state abbandonate, quando erano ancora adolescenti, si è aggiunta la beffa di una laconica offerta di poche centinaia di euro a titolo di quota di legittima, impressa su carta intestata dello studio legale incaricato dalla seconda moglie del padre defunto.

Ripensando a quell’incontro, più che un colloquio, sembrava uno sfogo rassegnato: avevano già raccontato la loro storia e da me si aspettavano l’ennesima conferma che ormai non vi fosse più nulla da fare; desideravano lasciarsi tutto alle spalle e dimenticare.

A quel primo colloquio invece ne sono seguiti altri; è iniziata una trattativa e una complessa attività di mediazione. Dopo qualche mese, al termine dell’ultimo incontro, le signore avevano in mano un sostanzioso assegno a tacitazione dei diritti che la legge riserva ai legittimari.

La morale di questa storia vera è che nel nostro ordinamento la tutela dei diritti dei legittimari (coniuge, discendenti e in alcuni casi gli ascendenti) è granitica: neanche la sapiente regia di un avvocato o di un notaio può garantire di farla franca.

Pertanto, ai clienti che vogliono diseredare un figlio e mi chiedono assistenza per la redazione del testamento olografo, rispondo che sono liberi di scrivere ciò che vogliono nella scheda testamentaria e tuttavia possono solo sperare che – quando si aprirà la successione – il figlio diseredato o pretermesso (cioè non indicato nel testamento con cui si dispone dell’intero patrimonio), dia ossequio alle volontà testamentarie; il testamento che escluda un legittimario dalla successione, infatti, non è invalido ma è riducibile per lesione della quota di riserva.

Una volta chiariti questi concetti, quasi sempre, il testatore abbandona l’idea della diseredazione ed è disponibile ad ascoltare e passare in rassegna le altre soluzioni che offre il nostro ordinamento.

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